Un colpo di scacciamosche, il solletico ai calcagni, il senso di colpa per un pensiero stizzito: inizia così una giornata qualunque del piccolo Nikòlen'ka, protagonista di Infanzia (1852), opera d'esordio di Tolstòj e prima tappa di un progetto autobiografico continuato con Adolescenza (1855) e Giovinezza (1857), ma rimasto incompiuto.
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Tra l'idillio della tenuta paterna e le disillusioni dell'università, lo scrittore fonda in questi primi esperimenti in prosa il mito dell'infanzia nobile e un nuovo realismo della percezione, in cui ogni dettaglio - una scarpa con le nappine, un bacio sulla spalla - riflette la dialettica dell'anima, facendo dei ricordi privati le tappe di un cammino universale verso la verità morale: è il laboratorio narrativo in cui Tolstòj già delinea la concezione dell'uomo e della storia dei suoi grandi romanzi.