Fino a che punto si può correggere il passato? Possiamo ritradurre e riscrivere i classici alla luce delle sensibilità e delle mitologie di oggi? È necessario che i traduttori somiglino agli autori perché possano tradurli? Nel 2021 la poesia di Amanda Gorman pronunciata sul palco dell insediamento di Joe Biden attraversa l Europa come un detonatore simbolico, aprendo un dibattito sulla figura dei traduttori e sui criteri che ne regolano l accesso alla scena pubblica. A partire da questo episodio, il presente volume interroga le asimmetrie che attraversano i canoni letterari del Novecento, dalle grammatiche invisibili che regolano il mercato editoriale alle nuove forme di censura algoritmica degli ecosistemi digitali: i linguaggi della violenza, i regimi culturali e discorsivi dell ascolto, le forme di cancellazione e di responsabilità che accompagnano ogni atto traduttivo. Gli esempi analizzati da Agatha Christie a René Maran, da Margaret Mitchell a Louis-Ferdinand Céline delineano una cartografia critica delle traduzioni come dispositivi di interpretazione del mondo, in grado di incidere sulla memoria dei testi e sulla percezione delle identità sociali.