Dopo il crollo del Muro di Berlino era prevalsa l'idea che, venuta meno la contrapposizione politico-ideologica fra Est e Ovest, sarebbe sbocciata una nuova epoca caratterizzata da un'evoluzione pacifica delle relazioni internazionali, e che i principi della democrazia e del libero mercato si sarebbero diffusi pressoché ovunque.
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Altrettanto sicuro sembrava il fatto che l'America sarebbe rimasta alla guida del mondo. Senonché l'esplosione del nazionalismo etnico, la proliferazione delle armi nucleari e l'irruzione del fondamentalismo islamico hanno smentito la prospettiva, rassicurante e insieme ingannevole, di un mondo senza più guerre e tensioni. Inoltre, la marcia della democrazia si è inceppata, e lo stesso è avvenuto per l'economia occidentale. Alle radici e alle connotazioni di questo drammatico e turbinoso scenario d'inizio secolo, sempre più mutevole e imprevedibile, sono dedicate le riflessioni a tutto campo di Valerio Castronovo, che ne individua e analizza alcuni tratti salienti: dal terrorismo di al-Qaeda alle numerose guerre civili; dal ciclone finanziario abbattutosi su Wall Street, che ha messo in luce le pecche del turbocapitalismo americano e provocato anche in Europa una pesante recessione, all'irresistibile ascesa del capital-comunismo della Cina postmaoista; dall'ingresso dell'India e del Brasile nel firmamento economico al ritorno della Russia alla ribalta internazionale e alla parabola discendente dell'Unione europea.